Storia

La nostra
storia

L’Associazione Calcio Noventa nasce ufficialmente nel 1926 e il suo primo presidente, nonché
capitano della squadra, fu Giuseppe Orlando detto Beppe.
Da quel momento in poi il calcio diverrà per Noventa di Piave una delle più importanti realtà
sportive e sociali del paese, rappresentando fuori dai confini comunali l’orgoglio di una comunità
che, per quanto piccola, racchiudeva in sé quell’orgoglio e quell’ambizione tipici di un paesino
davvero unito.

Nonostante la dimensione resti ancora prettamente ricreativa, e non competitiva, vengono
raggiunti risultati davvero lusinghieri, meritando il rispetto degli ambienti locali. Fu in questi primi
anni che il nostro compaesano Enrico Perissinotto approdò in Serie B indossando la maglia del
Fiume, squadra dell’omonima città al tempo italiana.

Il primo campo da gioco si trova nei pressi della Casa del Fascio e misura circa 80m x 45m.
Una delle prime difficoltà che il gruppo deve affrontare è quello dell’attrezzatura. Si decide di
acquistare, grazie al versamento di una quota settimanale degli iscritti, una muta di maglie a
strisce nere e azzurre (i primi colori sociali), dei calzettoni, qualche pallone e undici paia di scarpe,
mentre i pantaloncini sono personali e di vari colori. Anche la manutenzione dell’intero corredo è a
carico del giocatore.

Ogni giocatore poi, per potersi iscrivere e firmare il cartellino, deve completare almeno cinque
prove fisiche: solo così è possibile ottenere il brevetto di abilitazione al giuoco calcio.
Per alcuni anni la squadra viene iscritta ai campionati organizzati dall’U.I.L.C. (Unione Italiana
Libero Calcio) arrivando solo successivamente a quelli attuali di federazione.
Le trasferte vengono organizzate in bicicletta verso i campi distanti non più di 25 - 30km, oppure
in calesse per quelle più lunghe.

Anche se con qualche naturale rallentamento, le attività proseguono in tempi di guerra e nel 1945
arrivano i primi stranieri, dei soldati di stanza nella zona desiderosi di qualche momento di svago
inseguendo un pallone. Famoso soprattutto l’inglese Weck, giocatore di Premier League con il
Chelsea, che per qualche mese condivise lo spogliatoio con i nostri ragazzi.
Memorabili sono le partite giocate contro la vicina Fossalta. È questo il piccolo ed eccellente
derby del Piave che accende gli animi di tutti e due i paesi: tra risse e svariati contusi, lo
spettacolo è sempre garantito.

Con il rientro in patria dei concittadini partiti per la guerra, si forma la squadra forse più forte di
questi primi vent’anni di attività.
La squadra gioca bene, c’è intesa, possiede un discreto tasso tecnico, e propone bel calcio e
sfide entusiasmanti, venendo addirittura invitata come allenatrice da sodalizi blasonati.
La squadra dunque gioca molto bene, alterna però a prestazioni maiuscole ad altre per nulla
soddisfacenti e riesce perciò piazzarsi solo a metà classifica.

Col tempo gli anni felici del dopoguerra lasciano il posto a un sempre più disastroso declino, che
porterà la squadra, una volta spoglia anche dei suoi giovani, che preferiscono squadre più
allenanti e promettenti, a non avere più sostenitori in paese.
Si decide all’ultimo momento di affidare la presidenza a un veneziano, un proprietario di una
ricevitoria del totocalcio.

La squadra passa dalla prima divisione alla terza, gioca a Venezia, e nel 1949 riesce a tornare a
Noventa con il nome di “Noventa - Toto Bar” una volta vinto il campionato.
Nel 1951 si decide di costruire delle nuove abitazioni proprio sul terreno su cui gioca la squadra e
fu dunque solo grazie al primo presidente Beppe Orlando che, mettendo a disposizione un nuovo
spazio, permise alla squadra di continuare nelle sue attività.

Dopo pochi anni la squadra torna in mano ai noventani e per un punto non riesce a vincere il
campionato di seconda divisione. Torna l’entusiasmo: il nuovo campo è sempre gremito e spesso
per le trasferte occorre organizzare ben due autobus per portare tutti i tifosi a sostenere la
squadra.

Dopo quest’esperienza positiva e ricca di emozioni, il Noventa rischia ancora una volta di
sciogliersi: il presidente Magnolato non se la sente più di continuare e se non fosse stato per il
nuovo presidente, il Cav. Carlo Franchini, la fine sarebbe stata inevitabile.
La squadra torna a giocare discretamente, arrivando ancora una volta ad un punto dalla vittoria
del campionato di seconda divisione. Riesce però a togliersi una grossa soddisfazione: è la prima
squadra a vincere la “Coppa Girardi”, battendo anche squadre di categoria superiore.

Nel campionato 1964-65 il Noventa riesce ad iscrivere per la prima volta le proprie squadre ai
campionati giovanili, cominciando così a curare anche una propria primavera.
Nel 1966, a causa di alcuni disaccordi fra i dirigenti e la maggior parte della tifoseria, si forma una
nuova squadra, con il nome di A. Noventana. Dal momento però che nessuna delle due squadre
riesce a soddisfare le aspettative dei propri tifosi, a fine campionato si riuniscono nuovamente
sotto il nome di “Football Club Noventa”.

Alla presidenza viene eletto il Cav. Elio Gaggiato, poi consigliere regionale della F.I.G.C. veneta per molti anni.
Purtroppo, a causa di malumori interni e attriti passati, nemmeno con la nuova gestione arrivano i
risultati desiderati e la squadra riesce a posizionarsi sempre e solo a fondo classifica.

È questo un periodo triste per il calcio Noventano, un periodo buio, che culmina con i fatti
incresciosi di Giussago, dove tre giocatori neroverdi arrivano alle mani con il direttore di gara e
vengono squalificati a vita.

È solo dal settore giovanile che arrivano soddisfazioni: vengono infatti ceduti alcuni giocatori a
squadre prestigiose come il Vicenza, la Juventus, il Treviso, lo Jesolo e il San Donà, dimostra la
validità del livello di preparazione la società garantisce.

Nel 1967 la squadra partecipa al campionato regionale Juniores F, portando a casa buoni risultati
e classificandosi seconda come fra le squadre dilettanti, in un girone che vedeva tra le
partecipanti compagini di livello professionistico.

Il 29 Novembre 1981 è domenica ed è un gran giorno, perchè si gioca la prima partita ufficiale nel
nuovo stadio, quello attuale, tra il Noventa e il Portegrandi.
Nel 1984, anche grazie al ritorno tra le fila neroverdi di Giuliano Andeuzza in doppia veste di
allenatore e giocatore, reduce da una lunga militanza calcistica tra i professionisti, la squadra
vince il campionato di terza categoria.

Nel 1987, con la nuova dirigenza, si apre un periodo di vero splendore.
La squadra riesce infatti a vincere il campionato di seconda categoria, diventa poi campione del
Veneto, e porta a casa il Trofeo Regione Veneto, vincendo dunque tutto ciò che c’era da vincere.
Nel 1989, in prima categoria, la squadra gioca bene e riesce ad aggiudicarsi l’accesso in
promozione e due anni dopo, grazie alla riforma dei campionati, arriva in Eccellenza,
raggiungendo il punto più alto della sua storia.

Purtroppo la gioia dura solo un anno, perché all'ultima giornata di campionato, per un gol subito
su calcio d'angolo al 68° minuto, siamo perdiamo la partita decisiva per la salvezza e veniamo
condannati alla retrocessione in promozione.
Da questo momento in poi la squadra subisce un nuovo lento declino, retrocedendo nel 1998 in
seconda categoria.

Nel 2000 la squadra viene affidata all’amministrazione comunale, nelle mani dell’assessore allo
sport Fabio Concetti, che resterà in carica come presidente fino al 2013.
La squadra cambia ancora una volta nome: da “Real Noventa Romanziol” (nome dato nel 1996)
diventa “A.C. Noventa”.

Nel 2003 la squadra venne premiata a Roma per i 75 anni di attività ininterrotta e si ha la
soddisfazione di vedere un nostro giovane, Manuel Pasqual, approdare in Serie A e in Nazionale.
Nel 2007 la squadra vince il campionato di seconda categoria, dove ritornerà dopo tre anni.
Nel 2013 si raggiunge nuovamente la promozione in prima categoria.

La squadra sembra giocare bene e con costanza e nel 2017 raggiunge la vittoria in prima
categoria e conquista il salto in promozione.

Nel 2022, grazie alla finale, anche se persa con grande rammarico, del Trofeo Regione Veneto,
riusciamo a presentarci come primi per un eventuale ripescaggio in Eccellenza.

Orgogliosi di quello che siamo stati, siamo e saremo, arriviamo ai giorni nostri, con l’ambizione di
puntare in alto come abbiamo sempre fatto.